Essere genitori ai tempi del covid-19 (e non solo)

Di Maura Mazzola (psicologa) e Nadia Fagiani (ostetrica)

La situazione attuale è sicuramente una realtà per tutti nuova e anomala, spesso ci preoccupa, allarma e ci porta a dedicare molto tempo alla lettura delle notizie e aggiornamenti. Questo potrebbe avere una ricaduta sulla relazione con il nostro piccolo (i nostri piccoli) e il resto della nostra famiglia. Non dobbiamo sentirci in colpa perché da un lato è inevitabile, tutti viviamo l’eccezionalità della situazione e soffriamo le restrizioni a cui siamo obbligati, pur avendo la consapevolezza che sono necessarie. Il nostro nervosismo, la nostra irritazione, la nostra tristezza dettate dalla situazione generale e magari anche familiare (parenti malati, instabilità economica, ecc… ) possono ricadere sui bambini o all’interno della coppia.
Cosa possiamo fare quindi per cercare di mantenere la sintonizzazione con i nostri bambini e l’attenzione alla relazione con loro e alle loro esigenze?
L’impatto delle restrizioni e della situazione sui bambini passa attraverso i genitori: se noi non stiamo bene, loro percepiranno il nostro malessere, e quindi tocca a noi attivare la nostra parte vitale e adulta per provare a stare il meglio possibile in questo evento che normale non è. Questo vale sia che i nostri cuccioli abbiano pochi giorni o diversi mesi.
Innanzitutto possiamo limitare l’uso dello smartphone e tecnologia in generale, darci un limite di tempo nell’arco della giornata. Lo smartphone è diventato in questa circostanza un mezzo di comunicazione ancora più rilevante: leggiamo notizie, molte, sentiamo i nostri cari, è il nostro strumento relazionale con gli altri e il mondo, ma spesso prende il sopravvento e non ci accorgiamo il tempo reale che dedichiamo a questa cosa.
Scegliamo dei momenti che abbiano un inizio e una fine: adesso video-chiamiamo i nonni, adesso guardo le notizie e i social, per un certo periodo di tempo, poi terminiamo. Più che la quantità di tempo, che non deve essere comunque troppa, è importante avere in mente che ci diamo dei tempi delimitati, ai quali noi stessi sappiamo di dover dare uno stop, senza per forza aspettare che sia il bimbo a richiamarci per esempio con il pianto.
E il resto del tempo, in cui dobbiamo rimanere a casa? Cerchiamo di pensare che abbiamo questo tempo senza impegni, senza scadenze per imparare a conoscere il nostro bimbo, per investire nella relazione con lui, senza dover correre al lavoro, o al nido, o dover accompagnare il fratellino più grande alla scuola dell’infanzia. Magari abbiamo anche la fortuna che il papà sia più tempo a casa con noi. Questo può essere un tempo speciale, più lento e dedicato proprio solo alla cura della relazione all’interno della famiglia, un tempo che è come un nido, che ci porta a stare dentro, in casa, in cui costruire e nutrire la nostra famiglia e i nostri legami. Viviamo questo tempo per noi più disteso, cercando di fare magari quello che abbiamo voglia di fare da tempo, ma spesso il tempo non c’è. Ora ne abbiamo l’opportunità. Massaggiamo il nostro cucciolo, costruiamo un piccolo gioco per lui, cuciamo una copertina, impastiamo insieme della pizza o cantiamogli delle belle canzoni….
E se siamo diventate mamme da poco?
Il dopo nascita spesso è un tempo malinconico e ricco di cambiamenti, che portano alla ricerca di un nuovo equilibrio sia come donna che come madre. In alcune donne questa situazione può accentuare il vissuto di solitudine, può portare a chiudersi in sé e tristezza. Inoltre venendo meno anche alcune possibilità di incontro prima previste, anche solo l’uscire a fare una passeggiata, le difficoltà possono aumentare.
Non bisogna avere timore di chiedere aiuto o cercarsi uno spazio di ascolto e condivisione.
Diverse professioniste sono però sempre reperibili per consulenze (ostetriche, psicologhe, educatrici, puericultrici…) e molti servizi territoriali si sono già attivati per creare gruppi di neo-mamme proprio per garantire il confronto e creare rete (es. spazio allattamento, cerchio di mamme…).
È importante non farsi sopraffare dal senso di solitudine e non isolarsi, non subire per quanto possibile questa situazione che ci tiene distanti fisicamente. Contattiamo quindi le figure di cui abbiamo bisogno, senza timore nel chiedere un aiuto in una situazione oggettivamente complessa, e cerchiamo per quanto possibile di mantenere delle routine, sia che riguardino noi adulti che quelle che ci detta il nostro bambino; questo ci aiuta a mantenere un equilibrio tra una relativa organizzazione del tempo e delle attività e la situazione eccezionale che ci troviamo a vivere.